La casa vegana che apre le sue porte a Fuerteventura

di Irene

Cucina, condivisione e vita lenta sull’isola

A Fuerteventura sta nascendo un progetto diverso dal solito: non un ristorante né un classico corso di cucina, ma una casa vegana che apre le sue porte agli ospiti, a chi ha voglia di rallentare, cucinare insieme, stare a contatto con la natura e, per qualche ora, sentirsi parte di qualcosa di più di una semplice esperienza gastronomica.

A Villaverde, in un contesto tranquillo e a contatto con la natura, l’idea è semplice e bellissima insieme: accogliere piccoli gruppi di persone, cucinare insieme, condividere il pranzo o la cena e trascorrere qualche ora in un ambiente familiare, fatto di chiacchiere, tempi lenti e gesti quotidiani.

Dietro questa idea e questo progetto c’è una famiglia e un percorso che molti sull’isola già conoscono: per anni hanno gestito Baobab, a Corralejo, uno dei ristoranti vegani più apprezzati di Fuerteventura, diventato un punto di riferimento per chi cercava una cucina vegetale curata e piena di personalità.

Dopo averlo venduto, hanno scelto di cambiare forma alla loro idea di ospitalità, rendendola più intima, più personale e più vicina al loro modo di vivere.

Un progetto in cui la cucina resta centrale, ma diventa parte di un’esperienza più ampia, fatta di condivisione, natura e vita quotidiana.

Per capire meglio come è nato questo progetto e che tipo di esperienza vogliono creare e per farci raccontare chi sono, ho fatto loro alcune domande.

Chi siete, singolarmente e come “famiglia”? Raccontateci il vostro nucleo e il vostro progetto di vita insieme

    Siamo Cinzia, Cristina e Andrea, una famiglia unita non solo dal legame affettivo ma da una visione di vita condivisa. Insieme a noi vivono nove cani e sei gatti, che fanno parte a tutti gli effetti del nostro nucleo familiare. Il nostro progetto è semplice e profondo: vivere in modo più sobrio, più giusto, coerente con i nostri valori, a contatto con la natura e con ciò che è essenziale. 

    Cosa vi ha portato dall’Italia a Fuerteventura? È stata una scelta improvvisa o un sogno coltivato nel tempo?

    La scelta di lasciare l’Italia è nata in modo spontaneo e veloce, guidata dall’amore per nostra madre. Dopo essere rimasta vedova e con l’inizio di una malattia degenerativa, aveva bisogno della nostra presenza costante. Abbiamo deciso di vivere tutti insieme e di farlo in un luogo che potesse offrirle serenità: un’isola dal clima mite, dove stare all’aria aperta, respirare il mare e vivere con più leggerezza. Fuerteventura per noi è diventata questo: un’isola felice

    Che ruolo ha avuto il ristorante Baobab nel vostro percorso personale e professionale? Cosa vi ha insegnato quell’esperienza?

    Il Baobab è stato molto più di un ristorante: è stato il cuore della nostra esperienza. Attraverso la nostra cucina vegana abbiamo portato sull’isola qualcosa che allora era quasi sconosciuto, soprattutto quando legato a motivazioni etiche e a una scelta di vita consapevole.
    All’inizio non è stato facile trovare il nostro posto nel tessuto sociale dell’isola. Ci sono voluti tempo, pazienza e resistenza. Ma proprio queste difficoltà ci hanno rafforzati e ci hanno insegnato a rimanere fedeli a ciò in cui credevamo.
    Con il tempo, le persone hanno capito che il Baobab non era semplicemente un progetto commerciale, ma l’espressione sincera della nostra visione di vita. Giorno dopo giorno abbiamo mostrato chi eravamo davvero, con autenticità e passione. Da lì è nato un rapporto di fiducia: gli abitanti dell’isola si sono aperti a noi, ci hanno accolti e rispettati.
    Per questo il Baobab è stato un passaggio essenziale del nostro cammino, umano oltre che professionale. 

    Cosa significa per voi oggi la parola “condivisione”?

    Per noi condividere significa offrire agli altri ciò che siamo, ciò che pensiamo e ciò che abbiamo imparato, rendendoci disponibili ai bisogni altrui. Ma significa anche ricevere: siamo felici quando qualcuno condivide con noi la propria esperienza, il proprio punto di vista, la propria visione di vita. È uno scambio vivo e reciproco.

    Il veganismo per voi è solo cucina o qualcosa di più ampio? In che modo guida le vostre scelte quotidiane?

    Il veganismo per noi non è solo cucina: è una scelta di vita. Nasce dall’amore, dalla compassione e dal rispetto per ogni essere vivente, anche quando pensa o vive in modo lontano dai nostri ideali. È una guida silenziosa che orienta le nostre decisioni quotidiane.

    Quanto conta per voi il concetto di comunità e scambio umano, soprattutto vivendo su un’isola come Fuerteventura?

    Il senso di comunità è fondamentale, soprattutto vivendo su un’isola. Ci permette di non chiuderci, di confrontarci, di crescere. Lo scambio umano nutre l’anima, amplia lo sguardo e ci ricorda che siamo parte di qualcosa di più grande. 

    Com’è nata l’idea di aprire la vostra casa agli esterni? È stato un momento preciso o un’evoluzione naturale di quello che già facevate?

    L’idea nasce dal desiderio di metterci davvero in gioco, senza filtri. Vogliamo mostrare come viviamo, perché ciò che raccontiamo è esattamente ciò che siamo. Aprire la nostra casa significa trasformare l’incontro in un’esperienza autentica di crescita, scambio e condivisione

    Cosa significa per voi “far entrare le persone nella vostra famiglia”?

    Per noi significa accogliere davvero. Non ospitare semplicemente, ma includere. Chi entra nella nostra casa entra in uno spazio vivo, fatto di relazioni, ascolto e presenza. 

    Che tipo di atmosfera volete che si respiri appena qualcuno varca il cancello di casa vostra?

    Vorremmo che chi varca il cancello sentisse subito amore, calore e armonia. Che percepisse di essere accolto da tutto il nostro nucleo familiare e che, anche solo per qualche ora, si sentisse parte di esso. 

    Come si svolgerà una giornata tipo da voi, dall’arrivo al saluto finale?

    Non sarà un semplice corso di cucina. Ci presenteremo, indosseremo tutti un grembiule e prepareremo insieme il pranzo o la cena con ingredienti freschi, sani e di prima scelta. Poi ci siederemo tutti intorno alla stessa tavola per mangiare, parlare, conoscerci e confrontarci.

    Che ruolo avranno gli ospiti durante la preparazione del cibo? Saranno più “spettatori” o parte attiva dell’esperienza?

    Avranno sicuramente un ruolo attivo. Chi viene da noi non assiste: partecipa. L’esperienza si costruisce insieme, gesto dopo gesto. 

    Il contatto con la natura, gli animali e gli spazi aperti che ruolo avrà nell’esperienza?

    Avranno un ruolo centrale. Gli ospiti vivranno una giornata proprio come le viviamo noi ogni giorno: a contatto con la natura, circondati dagli animali, immersi in uno spazio che invita a rallentare e a sentire

    Come vorreste che le persone si sentissero quando tornano a casa dopo aver passato una giornata con voi?

    Vorremmo che tornassero a casa con gioia, con il cuore leggero e con uno sguardo più aperto. Se anche solo un piccolo seme piantato durante l’esperienza trovasse terreno fertile dentro di loro, per noi sarebbe il dono più grande. 

    Secondo voi, cosa rende questa esperienza diversa da un ristorante o da un classico corso di cucina vegan?

    Non è un servizio, né una lezione nel senso tradizionale. È un incontro. Chi viene da noi non resta spettatore: entra nella nostra quotidianità, partecipa alla nostra vita, condivide tempo, gesti e conversazioni. È un’esperienza intima, autentica e viva. 

    Questo progetto è un punto di arrivo o un punto di partenza? Avete già sogni o sviluppi futuri in mente?

    È decisamente un punto di partenza. Questo progetto nasce ora e si affianca ad altre attività che già fanno parte del nostro percorso: organizziamo lezioni di cucina e pasticceria per professionisti, pranzi e cene private nella nostra casa per occasioni speciali (da 12 a 16 persone) accompagnate da musica con DJ, e ogni domenica realizziamo un pranzo degustazione a El Cotillo con un unico grande tavolo conviviale da quaranta persone di nazionalità diverse. Tutto ciò che facciamo nasce dallo stesso desiderio: creare connessioni vere

    Che tipo di persone sentite che saranno più in sintonia con questa esperienza?

    Crediamo che chiunque possa esserlo. Non serve essere vegani, esperti di cucina o simili a noi. Basta avere voglia di stare insieme, condividere, sorridere e lasciarsi sorprendere. L’apertura è l’unico requisito.

    Ecco le  esperienze vegane che potrete vivere a Fuerteventura:

    GOLDEN KITCHEN EXPERIENCE by Cantatore


    Non è un corso di cucina. È un incontro.

    GOLDEN TABLE EXPERIENCE  by Cantatore


    È una tavola privata. Silenziosa, raccolta, autentica.

    Per info e prenotazioni, potete consultare i loro social (Instagram e Facebook) o contattarli tramite whatsapp: +34 634 69 10 08


    Quello che sta nascendo a Villaverde è un progetto che parla di casa, di cucina e di condivisione, e che racconta un modo di vivere il veganismo che va oltre il piatto, fatto di relazioni, tempo e attenzione.

    Un’esperienza diversa dal solito, che può diventare uno dei momenti più autentici di un viaggio sull’isola.

    Se state organizzando qualche giorno a Fuerteventura, il consiglio è di alternare il vostro soggiorno tra locali ed esperienze: trovate qui il mio articolo su dove mangiare vegan a Fuerteventura, con indirizzi e consigli utili per scoprire la scena vegan dell’isola.

     

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