Maledetti vegani è un film per tutti, senza scene di violenza, da far vedere a familiari e amici
Essere vegan, oggi, significa spesso trovarsi a spiegare, giustificare, difendere una scelta che per molti è ancora difficile da comprendere.
Eppure, alla base di tutto, c’è qualcosa di estremamente semplice: il desiderio di non fare del male agli animali e al pianeta.

L’idea di Maledetti Vegani, documentario tutto italiano sul mondo vegan, non è tanto smontare i miti sul veganismo con un’inchiesta scientifica, ma raccontare il movimento vegan attraverso storie e testimonianze, mostrando come questa scelta stia entrando sempre più nella nostra società italiana.
È da qui che parte Maledetti Vegani, un documentario che prova a raccontare il veganismo in modo diverso. Non come uno scontro, ma come un punto di incontro, ed è proprio qui che fa la differenza.
Raccontare, invece che convincere
Quello che colpisce di Maledetti Vegani è proprio il cambio di prospettiva.
Non è un documentario che punta il dito. Non vuole mettere nessuno a disagio o farlo sentire in difficoltà.
Sceglie invece di far riflettere raccontando storie. Di mostrare come il veganismo, oggi, stia entrando sempre più nella società italiana — nello sport, nel cibo, nello spettacolo — in modo naturale, quasi silenzioso.

Un documentario italiano che arriva lontano
Maledetti Vegani ha già iniziato a farsi notare anche all’estero.
Negli Stati Uniti, ad esempio, ha ricevuto l’Outstanding Achievement Award al Impact DOCS Awards 2026, con una motivazione che racconta molto bene l’anima del progetto:
“𝑨𝒎𝒃𝒊𝒆𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂, 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒊𝒃𝒐 𝒆’ 𝒎𝒆𝒎𝒐𝒓𝒊𝒂, 𝒓𝒊𝒕𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂’, 𝑴𝒂𝒍𝒆𝒅𝒆𝒕𝒕𝒊 𝑽𝒆𝒈𝒂𝒏𝒊 𝒆𝒔𝒑𝒍𝒐𝒓𝒂 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂’ 𝒒𝒖𝒐𝒕𝒊𝒅𝒊𝒂𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒂 𝒃𝒂𝒔𝒆 𝒗𝒆𝒈𝒆𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒎𝒐𝒓𝒊𝒔𝒎𝒐, 𝒄𝒖𝒓𝒊𝒐𝒔𝒊𝒕𝒂’ 𝒆 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆. (..) 𝑨𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒓𝒊𝒔𝒂𝒕𝒆, 𝒃𝒖𝒐𝒏 𝒖𝒎𝒐𝒓𝒆 𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒖𝒄𝒊𝒏𝒂 𝒊𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂𝒏𝒂, 𝑴𝒂𝒍𝒆𝒅𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒗𝒆𝒈𝒂𝒏𝒊 𝒊𝒔𝒑𝒊𝒓𝒂 𝒊𝒍 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒆 𝒍𝒐 𝒍𝒂𝒔𝒄𝒊𝒂 𝒂𝒇𝒇𝒂𝒎𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂’
Il documentario è stato riconosciuto per la sua capacità di unire tradizione, cucina e compassione, mostrando come il veganismo possa nutrire non solo il corpo, ma anche l’anima e il pianeta.
Un segnale importante, che dimostra come questo racconto — così radicato nella cultura italiana — abbia in realtà una portata molto più ampia.
Storie diverse, unite da una scelta
All’interno del documentario si intrecciano percorsi molto diversi tra loro. Ci sono atleti come Max Brunaccioni e Riccardo Bugari, che dimostrano come si possa performare ad altissimi livelli anche con un’alimentazione vegetale.

Ci sono creator come Fabiola Di Sotto, aka Vegmamy, che ogni giorno raccontano il veganismo a migliaia di persone in modo accessibile e concreto.

E poi c’è il sempre prezioso contributo scientifico della dott.ssa Silvia Goggi, insieme a storie di cambiamento profondo come quella di Massimo Manni, ex allevatore che ha fondato il rifugio per animali Capra Libera tutti.

Storie diverse, ma con un filo comune: la consapevolezza che un altro modo è possibile.
Il cibo come linguaggio universale
Uno degli aspetti più riusciti di Maledetti Vegani è il modo in cui racconta il cibo: non come rinuncia, ma come scoperta. Non come limite, ma come possibilità.
Attraverso un viaggio tra ristoranti vegan in Italia – come Romeow Cat Bistrot, Sementis, Alchimia Vegetale, La Colubrina – il documentario mostra quanto la cucina vegetale possa essere sorprendente, creativa e accessibile anche per chi vegano (ancora) non è.
Perché spesso è proprio dal cibo che iniziano i cambiamenti.
E se il punto fosse ciò che ci unisce?
Uno dei messaggi più potenti del documentario è questo: non serve dividere.
Anche chi non è vegan può riconoscersi in alcuni valori – come l’amore per gli animali, l’attenzione per ciò che mangiamo, la curiosità verso qualcosa di nuovo. E magari è proprio lì che si può aprire una fessura in cui è possibile seminare e far germogliare una storia diversa, di cambiamento, di compassione.
Una rivoluzione gentile
Maledetti Vegani racconta una rivoluzione che non fa rumore. Una rivoluzione fatta di scelte quotidiane, di piccoli cambiamenti, di consapevolezza.
Una rivoluzione gentile, che non vuole imporre, ma ispirare.
Ne abbiamo parlato con il regista
Per approfondire meglio il progetto e capire cosa c’è dietro a questo documentario, abbiamo parlato direttamente con il regista di Maledetti Vegani, Fabrizio Gammardella.

Un confronto interessante, che racconta non solo la nascita del film, ma anche la visione che lo ha guidato.
Puoi guardare l’intervista completa qui:
Maledetti Vegani al cinema
Per conoscere le città e le date di uscita, è possibile consultare la pagina dedicata. Le date verranno continuamente aggiornate.

Se (ancora) non sei vegan, forse non cambierà tutto subito. Ma potrebbe farti vedere le cose da un’altra prospettiva.